Merci pericolose sui treni al Campasso, il Consiglio comunale chiede uno studio indipendente e una linea alternativa

La mozione della maggioranza è stata approvata con 22 voti favorevoli, compreso quello di Maresca (gruppo misto), mentre l’opposizione si è astenuta. Il provvedimento non vieta il transito dei convogli, ma apre un percorso tecnico per misurare i rischi e verificare la possibilità di spostare i carichi sulla linea Sommergibile

Il passaggio dei treni che trasportano merci pericolose lungo la linea ferroviaria Sampierdarena-Fegino via Campasso torna al centro del confronto politico e istituzionale. Il Consiglio comunale di Genova ha approvato la mozione 102/2026 (Primo firmatario Fabio Gregorio, Pd), con la quale si chiede di acquisire dati precisi sui convogli, affidare a un organismo indipendente uno studio sui rischi e verificare concretamente la possibilità di utilizzare un percorso alternativo.
Il documento, presentato dal Partito Democratico e sottoscritto da tutti i gruppi della maggioranza, ha ricevuto 22 voti favorevoli. Ha votato a favore anche il consigliere del gruppo misto Francesco Maresca (Gruppo misto, ex assessore al Porto col centrodestra), mentre i rappresentanti dell’opposizione hanno scelto l’astensione. Il vicesindaco Alessandro Terrile, intervenuto a nome dell’Amministrazione, ha espresso parere favorevole.
L’approvazione della mozione non comporta l’introduzione immediata di un divieto e non modifica, almeno per ora, l’instradamento dei treni. L’atto impegna però la sindaca Silvia Salis e la Giunta ad avviare un percorso che consenta di assumere le future decisioni sulla base di informazioni tecniche, dati sui traffici e valutazioni scientifiche del rischio.
Il primo passaggio richiesto è l’istituzione di un tavolo di confronto con Regione Liguria, Comune di Genova, Rete Ferroviaria Italiana, imprese ferroviarie operanti nel porto e comitati dei cittadini. Il tavolo dovrebbe essere promosso con il supporto dell’Autorità di Sistema Portuale del Mar Ligure Occidentale e del commissario straordinario del Terzo Valico.
L’obiettivo è conoscere quanti convogli carichi di merci classificate come pericolose attraversino oggi la linea del Campasso e quale potrebbe essere l’evoluzione futura del traffico. La distinzione fra le diverse categorie di sostanze sarà uno dei punti da approfondire, perché la definizione comprende prodotti con caratteristiche e livelli di pericolosità differenti.
L’analisi dovrà quindi prendere in considerazione il numero dei treni, la loro composizione, la frequenza dei passaggi e la natura dei carichi trasportati. La mozione chiede di esaminare anche le previsioni legate allo sviluppo del porto e alla progressiva entrata in funzione delle nuove infrastrutture ferroviarie.
Una delle questioni centrali è infatti il completamento del Terzo Valico dei Giovi e del corridoio Reno-Alpi. Con il potenziamento della rete potranno circolare convogli merci lunghi fino a 750 metri, aumentando la capacità di trasporto ferroviario collegata al sistema portuale genovese. Una prospettiva considerata positiva per ridurre il numero dei mezzi pesanti sulle strade, ma che rende ancora più importante valutare gli effetti del traffico ferroviario sui quartieri attraversati.
La linea Sampierdarena-Fegino via Campasso corre in un’area densamente urbanizzata. In alcuni tratti i binari si trovano a breve distanza da abitazioni, scuole, attività economiche e servizi pubblici. È questa vicinanza a suscitare da tempo le preoccupazioni degli abitanti di Sampierdarena, Campasso e Certosa, soprattutto in relazione al trasporto di sostanze che, in caso di incidente, potrebbero determinare conseguenze rilevanti.
Il secondo impegno previsto dalla mozione riguarda l’affidamento di uno studio tecnico-scientifico a un soggetto terzo, qualificato e indipendente. L’indagine dovrà misurare il rischio effettivamente collegato al passaggio delle merci pericolose lungo il tracciato, senza limitarsi a valutazioni generiche o esclusivamente teoriche.
Lo studio dovrebbe ricostruire i possibili scenari di incidente, considerare l’esposizione della popolazione e delle attività presenti lungo la linea e individuare eventuali misure capaci di ridurre il rischio. I risultati saranno trasmessi al Consiglio comunale, ai Municipi interessati, all’Agenzia nazionale per la sicurezza delle ferrovie e delle infrastrutture stradali e autostradali, al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, all’Autorità portuale, a Rete Ferroviaria Italiana e alla Regione Liguria.
Parallelamente dovrà essere esaminata l’ipotesi di un instradamento alternativo attraverso la direttrice Bacino-Fuori Muro-linea Sommergibile-Fegino. Si tratta di un percorso già utilizzato da anni per parte del traffico ferroviario portuale e sul quale, secondo i proponenti, potrebbe essere spostato anche il transito dei convogli contenenti merci pericolose.
La mozione non dà per acquisita la fattibilità della soluzione. Chiede che venga verificata dal punto di vista tecnico, operativo e normativo, tenendo conto della capacità della rete e delle conseguenze sull’intero sistema ferroviario collegato al porto. Saranno dunque gli approfondimenti a stabilire se il percorso alternativo possa essere utilizzato e con quali eventuali condizioni.
Il provvedimento riprende una questione già affrontata dal Consiglio comunale nel luglio 2025, quando l’Aula aveva approvato un ordine del giorno straordinario per chiedere un confronto con gli enti competenti. Secondo il gruppo del Pd, la precedente Amministrazione aveva annunciato un protocollo con Rete Ferroviaria Italiana per limitare il transito delle merci pericolose, ma quell’accordo non sarebbe mai stato sottoscritto.
Durante il dibattito Alessandro Terrile ha ricordato che la questione era stata discussa pubblicamente già nel novembre 2023, nel corso di un’assemblea a Certosa alla quale avevano partecipato l’allora sindaco Marco Bucci e l’allora vicesindaco Pietro Piciocchi. Anche in quell’occasione era stata prospettata la firma di un accordo con il gestore della rete.
Negli anni successivi sono stati approvati altri atti, anche in Consiglio regionale. L’ultimo richiamato dal vicesindaco risale al settembre 2025 e impegnava la Giunta regionale a lavorare per la sottoscrizione di un’intesa con Rete Ferroviaria Italiana. Quel risultato, tuttavia, non è stato ancora raggiunto.
Secondo Terrile, uno degli ostacoli è rappresentato dalla necessità di fondare qualsiasi limitazione all’utilizzo di una linea ferroviaria su dati e motivazioni tecniche solide. Un gestore infrastrutturale difficilmente può ridurre autonomamente la capacità di un tracciato senza un’istruttoria che dimostri le ragioni della scelta e ne valuti gli effetti.
Per questo il Comune punta al coinvolgimento dell’Agenzia nazionale per la sicurezza delle ferrovie e delle infrastrutture stradali e autostradali, l’organismo pubblico che svolge funzioni di controllo sulla sicurezza della rete e dell’esercizio ferroviario. Le linee guida recentemente elaborate dall’Agenzia per la stima e la gestione dei rischi connessi alle merci pericolose offrirebbero, secondo i promotori, una metodologia condivisa sulla quale costruire l’approfondimento.
«Quando le infrastrutture sono così vicine all’abitato e si decide di riattivare una linea rimasta inutilizzata per molto tempo, è giusto adottare tutte le cautele», ha osservato Alessandro Terrile. Il vicesindaco ha respinto l’idea di una contrapposizione fra gli interessi del porto e la salute dei cittadini, ribadendo la necessità di aumentare il trasporto ferroviario delle merci per ridurre la pressione dei mezzi pesanti sulla rete stradale.
La questione, secondo l’Amministrazione, consiste nel trovare un equilibrio. Da una parte c’è l’esigenza di rendere più competitivo il porto e trasferire quote crescenti di traffico dalla gomma al ferro; dall’altra rimane la responsabilità di tutelare quartieri che convivono direttamente con binari e infrastrutture logistiche.
Come possibile precedente, Alessandro Terrile ha citato Novi Ligure, dove la riattivazione di una linea vicina all’abitato sarebbe stata accompagnata da limitazioni per alcune tipologie di merci. Il caso dovrà essere esaminato per capire se un’impostazione analoga possa trovare applicazione anche a Genova.
Il vicesindaco ha inoltre sottolineato che Sampierdarena, Campasso e Certosa sono territori sui quali gravano già numerose infrastrutture e criticità. «La ricaduta delle infrastrutture nella città deve muoversi sui binari della legalità, della sicurezza e dell’opportunità», ha dichiarato, sostenendo che il Comune debba svolgere una funzione di mediazione tra esigenze logistiche e vivibilità.
Il relatore della mozione, il consigliere Fabio Gregorio, ha chiarito che il documento non è diretto contro il trasporto ferroviario, il porto o il Terzo Valico. La richiesta è quella di conoscere la consistenza reale dei flussi e le possibili conseguenze del loro passaggio in aree fortemente urbanizzate.
«La sicurezza dei quartieri attraversati dal Campasso non può essere una questione ideologica, né affrontata con allarmismo o rassicurazioni generiche», ha dichiarato la capogruppo del Partito Democratico Martina Caputo. «Servono dati, valutazioni scientifiche e analisi degli scenari».
Per Martina Caputo, il Comune non dispone di tutte le competenze necessarie per intervenire direttamente sull’esercizio ferroviario, ma ha il dovere di rappresentare gli interessi dei cittadini anche quando le decisioni spettano ad altri enti. «Non dobbiamo scegliere tra il porto e la sicurezza, tra lo sviluppo e la qualità della vita», ha aggiunto.
La decisione del Consiglio comunale apre quindi una nuova fase, ma non risolve ancora la questione. Prima di poter stabilire se e come limitare il passaggio delle merci pericolose dal Campasso sarà necessario istituire il tavolo, ottenere i dati dagli operatori, commissionare lo studio e verificare la praticabilità della linea alternativa.
Soltanto al termine di questo percorso le istituzioni potranno valutare eventuali prescrizioni o differenti modalità di instradamento. Per gli abitanti dei quartieri attraversati, l’approvazione della mozione rappresenta intanto il riconoscimento formale della necessità di misurare il rischio e di non affidare una scelta così delicata a rassicurazioni prive di riscontri tecnici.


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